domenica 17 febbraio 2013

San Valentino in ritardo



Me ne sono accorta in ritardo, tornando a casa in motorino mentre le cuffie mi proponevano per caso questa canzone, (Prozac +che avevo dei ringraziamenti da fare, quest'oggi. Dei ringraziamenti alla persona che ha reso possibile il mio incontro col vero amore, quello più grande e più necessario che possa esistere: quello per ME. 
E così ho fatto la spesa, ho comprato il vino buono e ho iniziato a preparare una delle cenette più sfiziose che si possano immaginare...con tanto di dolce a forma di cuore con su scritto un messaggio d'amore, serena auto-dedica. E sorridevo, di una felicità radiosa che è propria solo degli uomini liberi. E gioivo, di una solitudine che non è più condanna ma conquista. E mangiavo, di una fame metafisica d'amore del quale non voglio saziarmi mai.

Auguri dottore!

venerdì 1 febbraio 2013

La vera magia



La vera magia è nascere tondi e morire quadrati; anzi, rettifico, nascere quadrati e morire tondi. Perché la vera crescita è questione di smussare gli angoli, e di uscire dalla staticità...un quadrato è fermo e solido...ma una ruota...cazzo quanto si muove e quanto lontano può portarti!

domenica 20 gennaio 2013

Sbandamenti


Momenti in cui pensavi che le cose fossero in un modo salvo poi accorgerti quanto questa fosse un'illusione.

venerdì 18 gennaio 2013

Trip of the Week 14/01/2013 Di protesi e stampelle

Le parole della settimana sono "abitudine" e "bisogno". O meglio, "abitudine Vs bisogno". E per farla più completa "abitudine" Vs "bisogno" Vs "dipendenza". E' chiaro ormai da tempo che io soffra di problematiche dal punto di vista relazionale, essendo incapace di gestire in maniera propria lo spazio tra me e l'altro senza sentirmi, a giorni alterni, oppressa o tirannica. "Sembrerebbe, Signorina, che Lei patisca una sorta di sindrome da iper-adattamento nei confronti dell'altro, che non Le permette di esprimere i suoi desideri e le sue necessità in maniera chiara e assertiva, in quanto sente le esigenze dell'altro come preminenti e le sue meno importanti, irrilevanti, accessorie, qualcosa insomma su cui si può passar sopra volentieri; questa attitudine a mettersi in secondo piano, nel lungo tempo, la porta però a sviluppare frustrazione nei confronti dell'altro, che si manifesta spesso con scoppi d'ira improvvisa ed inspiegabile dopo tanta calma apparente". Il mio Doctor parla prolisso, ma detta in parole povere: sono una sorta di incrocio tra un Barbapapà e una pentola a pressione. E sento chiaro il rumore delle sirene quando si tratta di dover rimettere a posto qualcuno, di dover ristabilire chiari confini tra me e te, la mia e la tua libertà, il nostro stare insieme e il nostro procedere parallelo ma indipendente. Chiaro, l'innata attitudine al soccorso psicologico non mi aiuta; perché mi ritrovo spesso in situazioni in cui mi offro all'altro per un confronto ed un sostegno nei suoi momenti critici (facile capire che sono la prima persona che chiamano quando hanno un trip psicologico da affrontare), ma con la paura poi di rimanerci invischiata. E questo è il trip della settimana. Ma la colpa in questi casi, diciamolo, è un pò di entrambi. Mia perché mi trovo nella posizione ambivalente di volervi aiutare ma non diventando un sostituto della vostra coscienza, e vostra perché si, fa comodo a tutti avere un guru da seguire e a cui demandare scelte delle quali ignorate gli esiti, e quindi vi appoggiate più del dovuto. Quello che io vorrei, perché sia chiaro, amo l'umanità e nutro il bisogno profondo di dare il mio sostegno a chi ne sente il bisogno, è una versione più equilibrata delle cose; una in cui io vi faccio da stampella, per un pò: vi dico la mia, vi sbatto in faccia la verità nuda e cruda, che è una cosa che mi riesce bene fare. Poi, passati gli acciacchi più sostanziosi, piano piano mi mettete da parte, fate la vostra bella fisioterapia (perchè si, le stampelle servono, ma dovete riabilitarvi da soli) e dunque smadonnate, bestemmiate, avete dolore, volete rinunciarci, ci riprovate, notate progressi, vi fomentate, vi rifate male, riprendete la stampella ma stavolta per gettarla al muro, urlando che non camminerete mai più. L'ideale, però sarebbe affrontare tutto ciò con un obiettivo: in vista di un giorno in cui sarete in grado di saltellare, e perfino di ballare di nuovo. Non pensando che la stampella sarà stampella per sempre, o volendola trasformare in una protesi, assorbita forever dentro di voi...così, passivamente, un corpo estraneo che grazie a Dio sta là aggratis. Le protesi messe a forza fanno rigetto. Io non sono la vostra esperienza, i vostri pensieri, la vostra idea.. sono solo una delle tante voci in circolazione, nemmeno la più giusta forse. Ma voi siete zoppi e celebrate la stampella-protesi. Non funziona così. E seppur sembra funzionare non guarirete mai davvero. Il corpo deve compiere un certo tipo di lavoro per assorbire un corpo estraneo, ed altrettanto deve fare la vostra mente nel confrontarsi con le idee altrui. Prendetele come spunto, come lo scoppio del motore che fa partire la macchina...la benzina, cari miei, sono cazzi vostri. Ma non per egoismo, quanto perché vi voglio LIBERI. Voglio che siate VOI. E VOI, per fortuna o purtroppo, lo sarete solo dopo aver lavorato, con un bravo fisioterapista, e una fedele stampella che tra un pò chiuderete in soffitta.

Psychoanalitic Vocabulary 1


Abitudine ≠ Bisogno

Psychoanalitic Vocabulary

Mi sono resa conto che per me, spesso, la confusione nasce dall'usare la parola sbagliata nel descrivere le cose, da una sorta di problema di etichettatura dei concetti che mi travia e rende incapace di vedere con lucidità. Spesso, con le dovute correzioni, si sono generati degli insight (leggi rivelazioni improvvise) che mi hanno permesso di fare la svolta dopo anni di rotatoria. Da qui l'idea di sistematizzarle, queste parole del male, in schede, The Psychoanalytic Vocabulary, per ricordarmene e meditarci quando capita. E per fornire spunti, a chi è qui di passaggio, in vista di una comprensione più profonda e vicina al reale.

Miss Zanichelli 2013